Moto Gp 2011 Italia Uno: a Sepang la tragica morte di Marco Simoncelli!

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Era nato nell’87, ma, nonostante la giovane età, era una promessa del motociclismo italiano ed aveva già corso tanto e solcato numerosi podi. Ma il Sic non correva per denaro o per fama; era spinto dall’autentica voglia di sentire l’adrenalina di una gara; la fatica di una corsa; l’ebrezza della velocità su un’arida pista. La passione era ciò che muoveva Marco nello sport e nella vita. La sua tranquillità rendeva questo rischioso sport molto più rassicurante per chi lo guardava e la stessa famiglia di Simoncelli e quella della sua fidanzata, Kate Fretti, avevano compreso che, dal vivo, una corsa può essere molto più godibile e meno ansiogena. Stavolta, però, non è stato così e, stamattina, gli appassionati di Moto Gp si sono imbattuti in una di quelle scene che non avrebbero mai voluto visionare. Erano le 10 di una domenica qualunque, di una domenica che chi è appassionato di motociclismo è solito passare davanti allo schermo, con gli amici, tifando per il pilota del cuore e bevendo birra, allegramente. Ma quando la tragedia intacca quella grande festa sportiva, una domenica qualunque si trasforma in un momento indelebile, per tutti. Era da poco iniziato il Gran Premio di Sepang quando la moto di Simoncelli slitta e percorre trasversalmente tutta la pista, sino all’esterno. In quel fatale, momento, nel quale Simoncelli è teso ad impedire una caduta, Colin Edwards lo investe… Il casco vola in aria. Marco cade a terra, in preda ad un arresto cardio circolatorio; si comprende sin da subito che, quella, sarebbe stata l’ultima volta che avremmo visto Marco in sella alla sua moto, coi suoi ricci stretti in quel casco che, quando doveva, non l’ha protetto da una tragica fine.

Chi ama la moto, sa che questa nasconde le sue insidie. Ma chi osserva il Motomondiale, è semplicemente proteso ad ammirare la bravura dei piloti che sfidano il clima e la fatica, per un sogno. Quando le luci si spengono e la morte percorre le piste, si pensa anche che questo sport, cela, dietro l’ebbrezza della velocità, una pericolosità inaudita, non prevedibile e, spesso, non affrontabile. Nessuna misura di sicurezza ha salvato Marco, un ragazzo pieno di sogni e di vitalità che credeva nelle proprie capacità ed anche oggi le avrebbe mostrate al mondo, in diretta tv. Un grande campione si è spento, un grande uomo ci ha lasciati e la tv non può far altro che annerirsi…