Once Upon A Time Recensione 2×06: incubi "giganti!"

MICHAEL RAYMOND-JAMES, JENNIFER MORRISON

Jorge Garcìa è già imponente, ma che azzeccato gigante per una fiaba magica come Once Upon A Time! Il suo destino è comunque sempre quello di “disperso” ed ultimo della stirpe, visto che è il moderno e sopravvissuto “ciclope” di una stirpe di giganti “pianta-fagioli!”. Emma Swan, quella combattiva ed eroica erede di una stirpe reale che, in panni casual, non ha mai paura di affrontare i suoi “demoni”, fin quando questi restano “magici”! Ma di qualcosa ha paura Emma Swan: dell’abbandono. Ha paura che il suo Henry cresca senza una madre, proprio come lei ed ha paura d’innamorarsi di nuovo della persona sbagliata che neanch’ella sa quanto fosse giusta. La paura dell’abbandono gliela legge Hook chiara nello sguardo, mentre i due si avvicendano a scalare la pianta magica. Ed il riferimento introspettivo ai bambini abbandonati dell’Isola Che Non C’è è un colpo al cuore (a quando gli occhioni sognanti di Peter Pan?!). Tuttavia, la tensione sessuale tra i due si taglia col coltello… E questo perché nel passato di Emma Swan c’è stato spazio per un bad guy (bad fino ad un certo punto, proprio come Hook?).

Tanto è coraggiosa e responsabile adesso, tanto era avventata ed imprudente anni fa, coi suoi occhialini nerd. Ma il sangue freddo non gli è mai mancato… Neanche quando ha scoperto di essere incinta in carcere, pensando di esser stata prima tradita e poi abbandonata dallo scapigliato di cui si era innamorata. Due moderni Bonny & Clyde che avevano vissuto licenziosi momenti come nei migliori romanzi della Beat Generation, naufragando gli atti illegali in un mare d’amore. Fino ad ora avevamo creduto che Emma non fosse stata amata abbastanza, che un uomo ingrato ed insensibile l’avesse abbandonata al suo destino, ma ora sappiamo che dietro tutto c’era August, un angelo custode più simile al Gatto ed Alla Volpe deciso a far sì che il destino di Emma si compiesse. Per diventare forte abbastanza da spezzare una maledizione, Emma doveva sperimentare questa sofferenza? Doveva credere, ancora una volta, che qualcuno l’avesse abbandonata perché non meritevole d’amore? Ed, invece no, ancora una volta il suo destino “di gloria” si lega a doppio filo con l’esperienza del dolore, della solitudine e dell’abbandono, come se fossero le armi per forgiare la più grande eroina di tutti i tempi, mai più spaventata da nessun demone.

Ora comprendiamo quel sacrificio d’amore, di un Neal Cassidy davvero innamorato. Sappiamo la storia del maggiolino di Emma che va di pari passo con quella con quella d’amore col padre di Henry! Ma, soprattutto, sappiamo che fu proprio August ad avvertire Neal con quella cartolina. Ciò significa che c’è ancora una speranza per questo scapestrato ma reale amore?

Del resto le sofferenze hanno reso Emma molto diffidente. Avrebbe potuto fidarsi di Hook e non concedersi un vantaggio o le sue precauzioni sono state la sua salvezza? Probabilmente Emma si è sentita ingannata dal savoir faire del bad guy e, stavolta, ha deciso d’incatenare le passioni e di agire responsabilmente, nell’ottica di un celere ritorno a casa, da suo figlio (e da Neal, tifiamo noi! Magari!).

La maledizione non ha reso la vita un inferno solo ad Emma. Qualsiasi maledizione ha degli effetti collaterali, quando viene spezzata. Quella del sonno, ad esempio, trascina chi l’ha subita in un vortice incuboso, nel quale le notti somigliano a stanze rosse senza via d’uscita, ardenti, con ombre inquietanti dietro la porta. Così è stato per Snow, per Aurora ed anche per Henry. Una candela basta a far riaddormentare il malcapitato, ma, dietro questo inganno della magia, c’è di più?