Revenge 2×07 Recensione: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio…

Revenge-Mason-Treadwell

Il pentimento porta al rimorso. Ed il rimorso può portare ad autopunirsi, proprio come accade a Kara. Molte altre volte, però, si sa già di essere dei morti che camminano. Victoria e Conrad, col fiato dell’agenzia sul collo, sanno di aver le ore contate ed in questo sciagurato destino che coronerebbe una vita sciagurata, i due sembrano quasi ritrovarsi, in un anelito improbabile d’affetto. Amanda prova rimorso per il castello di bugie che ha costruito e, proprio per questo, tutti la crederemmo capace di tradire Emily, colei che, in fondo, gli ha consegnato l’amore tra le mani. Lo pensa la stessa Emily, perché fidarsi non è facile quando la tua stessa vita ti ha imposto dei muri.

Perché, dunque, Emily si fida di Mason? Dell’uomo che, con le sue menzogne, ha contribuito al fare del padre un mostro? Forse perché l’ha chiuso in un carcere? Forse perché l’ha incastrato, piazzando a casa sua prove inconfutabili di una sua implicazione dell’attentato ai Greyson e dell’assassinio di Murphy? Forse perché Emily è l’unica che, con la sua testimonianza, potrebbe scagionarlo? Romantica questa idea dello scrittore che nell’afflizione del carcere e nella sua cella polverosa e fredda dovrà riscrivere la vera storia di Clarke e di Amanda, condividendo la stessa esperienza coercitiva che era toccata ingiustamente a Clarke e riabilitando il suo nome. Perché era così che sarebbe dovuto andare…

Una cosa, tuttavia, è certa: il segreto di Emily non è più così al sicuro. Ora qualcun’altro sa la verità, troppo scomoda per venire alla luce prima del completamento della sua vendetta. Già, la vendetta che vien prima degli affetti. La vendetta che non le consente di salutare una madre, di dirle che le dispiace per tutto il male che c’è stato, di dirle che la vorrebbe nella sua vita, anche coi suoi errori e con le ombre del passato. No, Kara Clarke scapperà, facendo sì che quel sogno di famiglia diventi qualcosa di davvero irrealizzabile per Emily…

Intanto i Greyson, scampati per un pelo alla morte, credono di esser stati salvati dall’Agenzia (chi vive sperando….), ma non sanno che il primo a tradirli sarà proprio il loro primogenito, ossia Daniel, in una ritrovata dose di coraggio che rende il suo personaggio meno inutile.

Ma Nolan avrà mai rimorsi per l’ennesimo estremo gesto di bontà nei confronti di Emily? E’ vero, non ci si dovrebbe aspettare nulla in cambio quando si ama, ma ci si può ridurre in povertà solo nel nome dell’amicizia? E se per Nolan Emily fosse qualcosa di più di una famiglia? Se l’amasse? In ogni caso, spogliarsi di tutto per salvare chi si ama è un qualcosa che ha reso Nolan un amabile eroe e ci auguriamo che Emily possa prima o poi donargli qualcosa di più di un sorriso tirato…

Che dire: Aiden ed Emily vissero felici e contenti? E’ solo una mia opinione, ma non provo particolari emozioni nell’assistere alle loro effusioni, forse perché entrambi sono guerrieri, ormai freddi e sfiniti dalle battaglie, dalle prove, dalle sofferenze! Intendo dire, Emily è una vendicatrice solitaria più che perfetta. L’amore ad ogni costo può anche essere evitato, no?

Per una volta Emily si è fidata di qualcuno che in precedenza l’aveva ingannata. Usciranno le memorie postume di un Clarke incastrato ed ucciso dai Greyson? Diventeranno i Greyson i peggiori vicini che qualsiasi cittadino possa mai volere? Credo che ne debba passare di acqua sotto i ponti, prima che accada ciò. Però Emily, un consiglio: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio!